Interpol complice di Erdogan per imbavagliare la stampa ?

Vittima di un mandato d’arresto emesso dalle autorità turche, il giornalista turco Can Dündar, presente al festival Internazionale a Ferrara per ricevere il premio giornalistico Anna Politkovskaja, è stato esfiltrato di nascosto verso la Germania, dove Dündar beneficia dello statuto di rifugiato politico, per evitare di essere arrestato dalla polizia italiana. Tale mandato d’arresto internazionale di Interpol pone un doppio problema : il primo è l’uso abusivo di Interpol per fini puramente politici e l’assenza di mezzi per evitare tale abuso, il secondo è l’assenza di protezione di persone, con il statuto di rifugiato politico in un paese Ue, negli altri paesi membri. Il caso Dündar non è purtroppo unico.

Il 29 settembre, il giornalista turco, Can Dündar, rifugiato politico in Germania, era a Ferrara (Italia) per ricevere il premio Anna Politkovskaja. Il premio giornalistico Anna Politkovskaja (https://www.internazionale.it/festival/premio) è stato creato nel 2009 dal settimanale Internazionale, per ricordare la giornalista russa uccisa a Mosca nel 2006, con l’intento di sostenere l’impegno e il coraggio di reporter che nel mondo si sono distinti per le loro inchieste. Il premio è consegnato ogni anno durante il Festival « Internazionale a Ferrara » https://www.internazionale.it/festival. Abbiamo, con l’amico Ismail Dogan, vignettista turco e opponente di Erdogan, anche lui invitato al festival, chiacherato molte amichevolmente con Can Dündar (Foto) senza immaginare il colpo di scena che si preparava.

Can Dündar & Ismail Dogan a Ferrara, 28-9-2017

Durante la notte, Dündar e Internazionale sono stati informati di un mandato d’arresto emesso da Interpol contro il giornalista. Un tale mandato obliga la polizia dei paesi membri di Interpol di procedere all’arresto della persona indicata nella « notizia rossa », nome nel jargon di Interpol di tali mandati di arresto.

Il 6 maggio 2016, Can Dündar stava entrando nel tribunale di Istanbul, sei mesi dopo essere stato arrestato, per ascoltare la sentenza nei suoi confronti, quando un uomo gli si è avvicinato e gli ha sparato. Dündar è rimasto illeso, ma una volta entrato in tribunale ha ricevuto la notizia della sua condanna a cinque anni e dieci mesi di carcere per « spionaggio e divulgazione di segreti di stato ». Insieme a lui è stato condannato anche il suo collega Erdem Gül. Al momento dell’arresto, Dündar dirigeva il quotidiano Cumhuriyet sgradito al presidente Recep Tayyip Erdoğan. Era finito nel mirino delle autorità perché aveva pubblicato un articolo in cui sosteneva che i servizi segreti turchi, nel gennaio del 2014, avevano consegnato armi ai ribelli siriani che combattono contro il presidente Bashar al Assad. E’ riuscito a fuggire del suo paese e, dal giugno 2016, vive in esilio in Germania, dove ha fondato il sito d’informazione Özgürüz  (Siamo liberi).  https://ozguruz.org/tr/2017/02/13/ozguruz-basin-bulteni-13-02-2017/

Pensava di essere al sicurro nell’Ue, protteto dal suo statuto di rifugiato politico in Germania. Se effettivamente la Germania l’ha protteto, poteva non essere il caso nei altri paesi. Di fatto, non è la prima volta che Erdogan usa Interpol per arrestare opponenti politici, giornalisti o scrittori. Durante l’estate, Erdogan aveva lanciato ben due mandati d’arresto contro opponenti presenti in Spagna : il 19 agosto 2017, Dogan Akhanli, 60 anni, accanito critico di Erdogan, che scrive sui diritti umani in Turchia e cittadino tedesco dal 2002 ; il 8 agosto 2017, fu Hamza Yalçin, giornalista di 59 anni, con la doppia nazionalità turca e svedese, ad essere arrestato all’aeroporto di Barcellona. Nei due casi, le proteste et l’azione rapida delle autorità svedese e tedesche (entrambi con nazionalità europea, anche se di origine turca) hanno permesso di evitare che siano mandati. Pur troppo, questo abuso della cooperazione di polizia internazionale tramite Interpol (https://www.interpol.int ) è frequente e pone un vero problema sia per le democrazie sia per la libertà di stampa e di espressione, e la Turchia non è il solo regime ad abusarne. Altri regimi non esitano ad utilizzarla per fare arrestare opponenti politici, dissidenti e giornalisti, come per esempio la Cina, o l’Azerbaigian (arresto e estradizione del giornalista israelo-russo Alexandre Lapshin all’aeroporto di Minsk e mandato a Bakou dove è stato condannato a 3 anni di prigione).

Pone, evidentemente, il problema del controllo democratico e giudiziale dell’attività di Interpol. Presieduto dal cinese Meng Hongwei, già direttore della polizia segreta cinese, e nonostante il fatto che il segretario generale sia il tedesco Jürgen Stock, Interpol tarda a fare le riforme necessarie per lottare contro l’uso abusivo dei mandati d’arresto o per permettere il ricorso rapido delle vittime di tali abusi.
L’esempio potrebbe essere Europol, l’unico corpo di coordinamento della polizia europea (https://www.europol.europa.eu), che, contrariamente a Interpol, è monitorato dalle autorità democratiche europee : il suo bilancio deve essere approvato dal Parlamento europeo e i parlamentari hanno voce in capitolo anche sulle nomine ad alto livello. Inoltre, la Corte di Giustizia europea realizza un controllo giudiziario sul lavoro d’Europol. Tale modifiche, che il servizio di communicazione di Interpol afferma essere in corso, necessiterebbero un azione politica forte – al meno da parte delle democrazie occidentali. Tuttavia, interpol ragruppa 190 paesi, che non tutti sono favorevoli a tale riforme.

Quindi, ovviamente si puo’ pensare che un azione al livello europeo sarebbe indispensabile ed urgente, al meno per impedire a un paese membro di procedere ad arresti e estradizione di personne con una doppia nazionalità, rifugiati politici o dissidenti, sopratutto quando si conosce la situazione di questi ultimi, particolarmente in Turchia. Secondo Reporters Senza Frontiere (https://rsf.org) a maggio 2017, le autorità turche hanno chiuso 140 media, annulato 700 carte di stampa, e imprigionnato più di 100 giornalisti. Il 15 maggio Oguz Güven è stato il dodicesimo giornalista del quotidiano d’opposizione Cumhuryet (il giornale che dirigeva Can Dündan) ad essere incarcerato. Nella classifica di RSF, la Turchia è al 155° posto su 180, nella classifica mondiale della liberta di stampa (#RSFIndex – https://rsf.org/en/ranking) e… l’Italia al 52° posto, più vicino alla Pologna (54°) e all’Ungheria (71°), che alla Germania (16°) o alla Francia (39°).

Una battaglia che meriterebbe un vero impegno politico sia nei vari paesi europei, sia al livello dell’Ue.

Ecco il messaggio video di Can Dundar, ai giovani che dovevano partecipare alla sua conferenza: VIDEO-DUNDAR-fhd

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Autore

Economista e storico, direttore del centro LIBREPRESSION, Fondazione Giuseppe di Vagno

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