La satira politica tra dittature e autocensure

Conferenza organizzata dal Centro LIBREXPRESSION, nell’ambito del festval internazionale a Ferrara, dal 29 settembre al 1 ottobre 2017. reso conto dalla rivista on-line Estense:

“Vietato offendersi” con le matite pungenti di Ismail Dogan, Ramses Morales Izquierdo e Tom Tomorrow a Internazionale
di Mattia Vallieri

fonte: https://www.estense.com/?p=643482

Da Barack Obama a Donald Trump, passando per Raul Castro ed il presidente turco Erdogan. Sono questi alcuni dei destinatari delle matite pungenti di Ismail Dogan, Ramses Morales Izquierdo e Tom Tomorrow che hanno raccontato le loro storie di vignettisti satirici e affrontato più in generale il tema della libertà di espressione all’incontro del festival di Internazionale dal titolo ‘Vietato offendersi’.

“La satira politica è un mezzo di espressione estremamente pericoloso perché in alcuni paesi conduce al carcere ed in altre circostanze alla morte” introduce l’economista Thierry Vissol, ribadendo che, a suo parere, il problema di chi contesta la satira va ricercato “nella critica al potere, qualunque esso sia, da quello politico a quello religioso che spesso sono legati tra loro. Possiamo affermare che oggi la libertà di espressione è spesso in pericolo”.

La parola passa quindi al disegnatore americano Tom Tomorrow che ricorda di “aver criticato spesso i repubblicani, anche prima dell’arrivo di Trump. Le mie vignette hanno rappresentato anche Obama, che cercava continuamente compromessi con i conservatori ed il centro, e per questo motivo ho ricevuto rimproveri dai miei lettori”. È comunque sicuramente il neo presidente statunitense al centro delle vignette di Tomorrow, dalla versione simil Hulk fino a quella del bambino viziato: “All’inizio non credevo molto al fatto che potesse diventare presidente degli Usa. Per noi è stato un problema creare un personaggio per uno come Trump, è un uomo senza alcuna vergogna”.

Differente sicuramente la matita del vignettista cubano Morales Izquierdo che rappresenta la sua nazione come un pesce solo in un mare pieno di esche: “Cuba ha un problema economico serio, abbiamo due monete e non si può andare avanti così – spiega Morales Izquierdo -. Trump sta smantellando quanto fatto da Obama nei rapporti con L’Avana e questo è un grande peccato e getta benzina sul fuoco perché la dittatura si arrocca e la parola d’ordine diventa resistenza”. Secondo il disegnatore cubano “l’autocensura sta uccidendo il buon giornalismo a Cuba. L’autocensura ci mantiene nel silenzio mentre parlare sarebbe l’unico modo per affrontare i problemi, connetterci e riconoscersi gli uni con gli altri. Dobbiamo mantenere viva la luce della libertà”.

Sicuramente più duro è l’approccio dell’artista e vignettista turco Ismail Dogan, che dal 1976 vive come rifugiato politico a Bruxelles, e che ha come antagonista principale Erdogan, raffigurato, tra l’altro, nelle sue vignette mentre si allea con lo Stato Islamico. “La Turchia – tuona Dogan – non è più uno stato ma una repubblica di mafiosi sotto la dittatura di Erdogan. Bisogna opporsi a questo regime dittatoriale anche se ci saranno conseguenze. Erdogan compra il petrolio dall’Isis ma fa vedere agli europei che lo combatte”.

L’attenzione si sposta sulla questione migranti con una vignetta che raffigura un barcone respinto da una mano europea verso una bomba: “La Turchia non potrà entrare in Europa con questa dittatura. L’Ue ha però firmato con il governo turco un accordo da tre miliardi di euro l’anno per non fare arrivare i migranti in Europa ma in questo modo si lega ad Erdogan ed infatti non fa nulla per contrastare la sua dittatura”. E ancora: “Io utilizzo la mia matita come un’arma e non posso essere gentile con chi mi vuole in carcere o morto – prosegue Dogan -. Sono pronto ad assumermi tutti i rischi ed il mio pubblico mi apprezza per questo”.

“Ero qua sei anni fa e noi ridevamo di Berlusconi, oggi le cose ci sono tornate indietro: è il karma” sorride amaro Tomorrow, affrontando poi le problematiche post 11 settembre, periodo in cui “ho visto che le cose stavano prendendo una brutta piega, c’era un grande patriottismo e l’amministrazione Bush ha trovato il pretesto per la guerra in Iraq. Oggi tante persone in Usa per difendere Trump fanno come i personaggi delle mie vignette e utilizzano argomenti alternativi come colpire la stampa”. Sempre sui pericoli della stampa libera americana Tomorrow va giù pesante: “In Usa – replica il vignettista – non riceviamo minacce come in Turchia ma il pericolo è lo stesso della Russia dove i media sono liberi ma Putin si è sbarazzato degli oppositori. Oggi la libertà di stampa negli Stati Uniti è in pericolo perché riescono a sopravvivere economicamente solo quelli che vanno bene agli oligarchi miliardari”.

Il finale è tutto dedicato alla situazione cubana e ai rischi per la democrazia mondiale: “La ragione – conclude Morales Izquierdo – per cui non ho avuto problemi è perché per la stampa di Cuba io non esisto. A L’Avana il problema più grande è l’autocensura rispetto alle difficoltà con il sistema che va aggirato. Viviamo in un momento particolare per la democrazia e basta vedere cosa è successo nelle elezioni in Germania che sembra un revival del nazismo”.

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